sabato 8 luglio 2017

Gesù condotto da Pilato

Gesù condotto da Pilato

Mistero n° 11



Proprietario: Famiglia Cinquepalmi.

Manufatto: Realizzato dal Maestro Roberto Martella a Poggiardo (Le) nel 2017.
 
Motivo della realizzazione: Devozione.

Gruppo: Nel gruppo statuario Pilato, davanti sulla sinistra, è attento ad ascoltare cosa risponde Gesù, che, alla sua destra, rimane invece in impassibile silenzio davanti alle sue domande. Dietro di loro Caifa, sulla sinistra, cerca di persuadere il governatore romano per plagiare la sua decisione, indicando il Nazareno quale reo di morte. Alla sua destra un soldato romano scorta Gesù, legato con una corda.

Portatori: Dodici, sei davanti e sei dietro, su tre sdanghe, in abito scuro, camicia bianca e cravatta nera.

Ragazze al pizzo: Quattro, due per ogni lato, in tailleur scuro, velo nero sul capo, con guanti neri. Nella mano libera reggono una candela.

Figuranti davanti al gruppo: Due bambine vestite da angeli reggono una fronda floreale.
Riferimenti Evangelici: Vangelo di Matteo 27, 11-14, Vangelo di Marco 15, 1-5, Vangelo di Luca 22, 1-7; Vangelo di Giovanni 18, 28-40.

Mt 27, 11-14
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.




Approfondimenti:
La Palestina era un regione molto difficile da governare a causa del forte spirito nazionalistico degli ebrei, a cui Roma concedeva, suo malgrado, alcuni privilegi, rarissimi rispetto ad altri popoli conquistati.
Il governatore romano in Palestina aveva, pertanto, un ruolo difficile da svolgere, continuamente attento ai frequenti focolai di ribellione. Il suo compito era di intervenire nelle questioni riguardanti la politica di occupazione e di tralasciare, affidandole al sinedrio, le questioni di carattere religioso.
Caifa e tutto il Sinedrio sentenziarono che Gesù fosse reo di morte, ma al popolo ebraico non era concesso mettere a morte nessuno. Israele era sotto la giurisdizione romana. Pertanto i sommi sacerdoti si convinsero a condurre Gesù da Pilato, inscenando diverse motivazioni di carattere religioso e politico, cercando di convincere il governatore nel mettere a morte il Nazareno.
Ma Pilato non sembrò essere interessato alla faccenda e, infatti, appena scoprì che Gesù era Galileo, lo condusse da Erode, il re, un titolo onorifico puramente formale, scelto con il beneplacito dei romani, che non godeva di alcun potere decisionale in merito alla politica interna.
Questo segno di incompetenza di Pilato fu visto da Erode come un'apertura dei romani nei confronti del popolo ebraico e, alla fine, portò alla riconciliazione dei due.

Gesù miracola il servo Malco

Gesù miracola il servo Malco

Mistero n° 7















Proprietario: Famiglia Zenzola.

Manufatto: Realizzato nel 2017 dal Maestro Santino Merico di Lecce.
Motivo della realizzazione: Devozione.

Gruppo: Nel gruppo statuario è raffigurato San Pietro, sulla destra che, colto da un senso di protezione verso Gesù, sguaina la spada e ferisce Malco, il servo del sommo sacerdote, che giace a terra dopo la mutilazione dell'orecchio, urlando dal dolore. Gesù, sulla sinistra, ricordando che la buona novella è di amore e perdono per i propri persecutori, si accinge a riattaccare l'orecchio del servo miracolosamente.

Portatori: Sei, tre davanti e tre dietro, in abito scuro, camicia bianca e cravatta nera.

Ragazze al pizzo: Quattro, due per ogni lato. Nella mano libera reggono un bouquet degli stessi fiori utilizzati per addobbare il Mistero.

Figuranti davanti al gruppo: Assenti.

Riferimenti Evangelici: Vangelo di Matteo, 26, 51-52; Vangelo di Marco, 14, 47; Vangelo di Luca, 22, 50-51; Vangelo di Giovanni, 18, 10-11.

Mt 26, 51-52
Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

Mc 14, 47
Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio.

Lc 22, 50-51
E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate, basta così!». E toccandogli l'orecchio, lo guarì.

Gv 18, 10-11
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.

Approfondimenti:
San Pietro era un uomo tutto d'un pezzo. Un uomo forte, navigato, faceva il pescatore ed era un uomo d'impulso. Durante l'ultima cena aveva rassicurato il Maestro che per Lui sarebbe andato anche in prigione od incontro alla morte. Non appena i soldati captarono l'uomo che Giuda baciò, iniziarono a mettergli le mani addosso. San Pietro, spinto da un raptus protettivo, sguaina una spada, forse rubandola ad un servo del Sinedrio a lui vicino ma, non essendo avvezzo all'uso delle armi, sbaglia mira e ferisce Malco, il servo del sommo sacerdote, staccandogli l'orecchio destro. Qui entrano in gioco le famosissime parole di Gesù, menzionate nel Vangelo di Matteo: Qui gladio ferit, gladio perit. La Buona Novella di Cristo non contempla la violenza, neppure per difendere Egli stesso. E, avvicinatosi a Malco, miracolosamente gli riattacca l'orecchio destro.

domenica 24 marzo 2013

La Settimana Santa a Valenzano - 2013

Manifesto della Settimana Santa 2013

Programma completo delle funzioni, riti e processioni della Settimana Santa valenzanese per il 2013:


Da Venerdì 15 a Giovedì 21 Marzo 2013:

ore 19:20 – Solenne Settenario in onore di Maria SS. Addolorata al termine della S. Messa;

durante il Settenario ci sarà un sacerdote per le Confessioni.



Da Lunedì 18 Marzo a Sabato 23 Marzo 2013:

ore 09:00 – ore 12:00

Chiesa S. Maria di S. Luca – Esercizi spirituali per la comunità.



Giovedì 21 Marzo 2013:

Chiesa Matrice di San Rocco

Ore 19:45 – Liturgia penitenziale per proprietari, portatori e ragazze al pizzo.



Venerdì 22 Marzo 2013:

ore 18:00 – S. Messa Solenne concelebrata in onore di Maria SS. Addolorata e rito di ingresso dei nuovi confratelli.

ore 19:00 – Processione della Desolata, con la celebrazione del pio esercizio della Via Crucis interparrocchiale.



24 Marzo 2013 - Domenica delle Palme:

ore 10:00 – Processione e benedizione delle Palme da Largo Plebiscito delle Parrocchie San Rocco e Santa Maria di San Luca;

ore 10:15 – S. Messa del Fanciullo;

Ore 12:30  - Chiesa Matrice San Rocco, inizio delle Solenni Quarantore.


Manifesto del Concerto di Marce Funebri - "Note di Passione"

26 Marzo 2013 – Martedì Santo

ore 19:30 – Liturgia penitenziale presso la Parrocchia di Ognissanti;

ore 19:30  – Chiesa Matrice San Rocco: V Edizione del Concerto di Musica Sacra “Note di Passione”.



27 Marzo 2013 – Mercoledì Santo

ore 19:30 – Liturgia penitenziale presso la Parrocchia di S. Maria di S. Luca.



28 Marzo 2013 – Giovedì Santo

ore 10:00 – S. Messa Crismale nella Cattedrale di Bari;

ore 18:00 – Chiesa Matrice S. Rocco: S. Messa in Coena Domini e Lavanda dei Piedi.


Manifesto della Processione dei Misteri

29 Marzo 2013 – Venerdì Santo

ore 10:30 – Predica del Parroco ed uscita dell’Addolorata.



ore 11:00 – Inizio Processione dei Misteri.

Durante la Processione dei Misteri ci saranno ulteriori due momenti di preghiera: Largo Plebiscito e Largo Frate Francesco;



ore 15:30 circa – Predica della Passione e Consegna del Crocifisso nelle braccia dell’Addolorata.



ore 16:00 circa – Chiesa Matrice San Rocco

Liturgia della Passio Domini ed Adorazione della Croce;



30 Marzo – Sabato Santo

ore 22:30 – Chiesa Matrice S. Rocco: Veglia e S. Messa di Resurrezione;


Opuscolo informativo della Processione dei Misteri

sabato 23 marzo 2013

Elenco dei Misteri nell'anno 1947


La baronessa Martucci, nel 1947, ottenne il nullaosta per la realizzazione di un nuovo Mistero: La Deposizione.
A causa, tuttavia, della precedenza nell'ordine dei Misteri, l'arciprete don Michele Lucente, probabilmente a causa di problemi sorti con la famiglia Troccoli, proprietaria di Gesù Morto, per stabilire l'ordine esatto e la vicinanza all'Addolorata, chiede direttamente alla Curia Arcivescovile il posto esatto del nuovo Mistero.
Il documento è altresì interessante perchè ci mostra l'elenco dei Misteri della Processione del Venerdì Santo, con non poche inesattezze cronologiche.
Infatti, nel 1947, l'elenco della Processione dei Misteri era il seguente:

  1. La Cena;
  2. Cristo nell'orto;
  3. Bacio di Giuda;
  4. S. Pietro;
  5. Cristo alla canna;
  6. Cristo alla colonna;
  7. La Coronazione di spine;
  8. Cristo rilasciato da Pilato;
  9. Cristo che porta la Croce;
  10. La prima caduta;
  11. La seconda caduta;
  12. La terza caduta;
  13. La Veronica;
  14. La Maddalena;
  15. S. Longino;
  16. S. Giovanni;
  17. La Spogliazione;
  18. Inchiodazione;
  19. Il Calvario;
  20. La Schiodazione;
  21. La Pietà;
  22. Trasporto al Sepolcro;
  23. Cristo morto;
  24. Trionfo della Croce;
  25. Legno della Croce;
  26. Addolorata

Documento comprovante l'autorizzazione della Processione dei Misteri a Valenzano


In questo documento del 10 aprile 1675 si attesta la Processione dei Misteri.
Si può leggere la richiesta inoltrata alla curia arcivescovile di Bari dal padre guardiano del convento francescano di Santa Maria di San Luca, fra Nicolò da Casamassima, tesa ad ottenere l'autorizzazione per una "processione da fare il Venerdì Santo, dove vi saranno alcuni misteri della PAssione con Angeli ancora". Il nullosta fu rilasciato nello stesso giorno dal vicario generale della diocesi e diretto all'arciprete della Chiesa di San Rocco, don Berardino Azzone, il quale doveva parteciapre alla processione, controllando il suo regolare svolgimento.

Documenti

Preghiere, canti, poesie

Lu Venerdì a Sande (I)

Dialetto                                                     Italiano

Lu Venerdì a Sandela Madonne se mettì u mande
Su mettì pu delore
ca iè perse u Segnore.
U è perse e u v'acchianne.
Sott'a na Crosce sta sfragellate.
E tu Croscia mia dolgissima
me fa pringepe a pietà.
E nan digghe ca so la l'uldeme
ca me metteche a camenà.
Se trovasse a Giude da nande
'nge sapess'arragenà:
"E tu Giuda tradetore
m'hai tradite il mio figliole.
Con trenda denare
tu percè me l'hai 'ngannate?
Se da me aviesse menute
la denare aviesse avute
e se ne jie na la teneve
le cercave a Matalene
e se Matalene na le teneve
m'imbegnave il mio vele".
'Ndret'a la porte sta sanda Marie
e se sende u regerù
e chi ère e chi nonn'ère
iere Gesù che le gedìe:
ce 'nge dève na bastonate
ce 'nge dève na sckreialàte
e u sagne ca assève
jiend'o calece u mettève.
S'acchiò sagne nocende
e u chestode chiamò la gende
e la gende chiamò Marì.
"Vostro figlie sta pe merì!"
Tuppe tuppe "Ce iè a la porte?".
"Vieneme a iabbre ca so Marì".
"Madra mè, nan pozze aprì
ca le gedìe m'honne 'ngatenate.
Corona d'ore m'honne levate
corone de spine m'honne chiavate".
Il Venerdì Santo la Madonna si mise il manto.
Se lo mise per il dolore
ché ha perso il Signore.
L'ha perso e lo va cercando.
Sotto una Croce è sfracellato.
E tu Croce mia dolcissima
mi fai muovere a pietà.
E non dico che sono l'ultima
che mi metto a camminare.
Se trovassi Giuda davanti
gli saprei dire con la ragione:
"E tu Giuda traditore
mi hai tradito il mio figliolo.
Con trenta denari
tu perchè me lo hai ingannato?
Se da me fossi venuto
i denare avresti avuto
e se io non li tenevo
li chiedevo a Maddalena
e se Maddalena non li teneva
m'impegnavo il mio velo".
Dietro la porta sta santa Maria
e si sente il mormorio
e chi era e chi non era
era Gesù con i giudei:
chi gli dava una bastonata
chi gli dava una staffilata
e il sangue che usciva
dentro il calice lo metteva.
Si trovò sangue innocente
e il custode chiamò la gente
e la gente chiamò Maria.
"Vostro figlio sta per morire!"
Tup tup: "Chi è alla porta?"
"Vienimi ad aprire ché sono Maria".
"Madre mia, non posso aprire
ché i giudei mi hanno incatenato.
Corona d'oro mi hanno levato
corona di spine mi hanno inchiodato.





Lu Venerdì a Sande (II)

Dialetto                                                                                          Italiano

Lu Venerdì a Sandela Madre de Ddì se mette u mande
e la Madre de Ddì se mette u mande.
   E la Madre de Ddì se ne scì
e sula sole se ne partì
e sula sole se ne partì.
   Po truvai san Giovanne da nanda:
"Tu Madra Marì che vai truvanne?
e tu Madra Marì che ai truvanne?"
   "Vogghi trovanne a lu mio caro figlio
vogghi tre giorni ca lu so perdute
vogghi tre giorni ca lu so perdute".
   "Se vuoi trovare il tuo caro figlio
sta sop'a na colonna fragellato
sta sop'a na colonna fragellate".
   Tuppe tuppe: "Ce iè a la porta?"
"Jie so la Mamma tua svendurate
jie so la mamma tua svendurata".
   "Mamma mamme nan de pozze menì ad aprì
ca li gedìe m'honne 'ngatenate
ca le gedìe m'honne 'ngatenate.
   Mamma mamma giacchè m'hai venut'a trovare
manghe nu suorse d'acqui m'hai portate
manghi nu suorse d'acqui m'hai portate?".
   "Io son venuta soli per la via
nan zo truvate nè puzze nè fondane
nan zo trovate nè puzze e nè fondane".
   "Mamma mamma na sola cose te vogghie disce
e va a lu ferrare famme fa tre chiude
e va a lu ferrare famme fa tre chiude.
   Nan dande luegne e nan tanda settile
ca va passà la carne a gendile
ca va passà la carne a gendile.
   Nan tande a luegne e nan tande spendate
ca va passà la carna strapazzate
ca va passà la carna strapazzate".
   "Figghie mi' na sola cose te vogghie disce
perdone al pobelo mio per condo mio,
perdone al pobelo mio per condo mio".
   Mamma mamme na le pozze perdenà
ca chidde iastémene chù la notte ca la dì
iastémene chiù la notte ca la dì".
Il Venerdì Santo la Madre di Dio si mise il manto
e la Madre di Dio si mise il manto.
   E la Madre di Dio se ne andò
e sola sola se ne partì
e sola sola se ne partì.
   Poi trovò san Giovanni davanti:
"Tu Madre Maria che vai trovando
e tu Madre Maria che vai trovando?".
   "Vado trovando il mio caro figlio
vado tre giorni che l'ho perduto
vado tre giorni che l'ho perduto".
   "Se vuoi trovare il tuo caro figlio
sta a una colonna flagellato
sta a una colonna flagellato.
   Tup tup: "Chi è alla porta?".
"Io sono la Mamma tua sventurata
io sono la Mamma tua sventurata".
   "Mamma mamma non ti posso venire ad aprire
ché i giudei m'hanno incatenato
ché i giudei m'hanno incatenato.
   Mamma mamma giacchè sei venuta a trovarmi
mano un sorso d'acqua m'hai portato
nemmeno un sorso d'acqua m'hai portato?".
   "Io son venuta sola per la via
non ho trovato nè pozzi nè fontane
non ho trovato nè pozzi nè fontane".
   "Mamma mamma una sola cosa ti voglio dire
e vai al fabbro fammi fare tre chiodi
e vai al fabbro fammi fare tre chiodi.
   Non tanto lunghi e non tanto sottili
ché hanno da passare la carne gentile
ché hanno da passare la carne gentile.
   Non tanto lunghi e non tanto spuntati
ché hanno da passare la carne strapazzata
ché hanno da passare la carne strapazzata".
   "Figlio mio una sola cosa ti voglio dire
perdona il popolo mio per conto mio
perdona il popolo mio per conto mio".
   "Mamma mamma non li posso perdonare
ché quelli bestemmiano più la notte che il giorno
bestemmiano più la notte che il giorno".






L'Avemarì di lu gran lamende

Dialetto                                                                                           Italiano

L'Avemarie di lu gran lamendela dì du Viernedì a Sande si ni partì
nan zolamende pe la Via Cruci
nan zolamende tu la salutaste.
Se iacchje, se iacchje disse il mio cuore
chésse iè la vi': se vive o more
vite o morte, na la 'nzaliebbe
la strate de Kaifasse na la faciebbe.
Mamma Marì stève a la sua céne
va san Giovanne porte la novèlle:
"Ialzete Marì, ialzete Madre de Ddì
ca il vostro figlio 'ngrosce a va ièsse mise".
Marì chédda parole na la petì:
"Aspiette Giovanne, 'nzigneme a mmè la vi'".
San Giovanne la vi' nge la 'nzegnò
davandi il suo figlio lu ingondrò:
"Figghie da dove viene da chéssa vi'
a mé me dai una crudèle 'nzogne
a mè me dai una spade a lu core".
"Geuanne sciam'a la case de l'imberatore".
"Mberatore mi', dolge conforte
nu sole figghie ténghe e mi lu manne a morte".
"Ce nan de ne va da ddò vècchia maiale
a tè na fune 'nganne t'égghia lègà!"
Maria Mataléne si ne scì
chiangénne e lagremanne pe la vi'.
"Donne ci avite file e ne crescite
sendirète nu gran dolore di a mmè na me credite".
"Figghie te tenghe avande e na me disce niende
tu va com'a nu cane sbaguttite".
"Mamme lasse sta stu chiande e stu lamiende
ca chésse iè la morte ch'ègghia fa".
"Figghie della tua morte cè ne lasce?"
"U sole che la lune a va scrèsce
monde che monde s'a va confrondà
e le pète de la vì s'onda spaccà.
Le pète de la vì s'onda spaccà
e jiende'o limbe mi ègghia calà
e jiende'olimbe mi ègghia calà
e tutte l'alme giuste m'ègghia pertà".

L'avemarie di lu gran lamènde
biate a ci la cande e ci la sende
ce la cande de dì scanze la malinghenì
ce la disce de note scambe de mala morte
ce la disce chembessannese e chemenecanne
da le pène du 'mbierne iè libèrate
e ce la disce cu vére core
guadagne u paravise aqquanne more.
L'Avemaria del grande lamentoil giorno del Venerdì Santo se ne partì
non solo per la Via Crucis
non solamente tu la salutasti.
Si trova, sitrova disse il mio cuore
questa è la via: si vive o muore
vita o morte, non la salii
la strada di Caifa non la feci.
Mamma Maria stava alla sua cena
va san Giovanni porta la notizia:
"Alzati Maria, alzati Madre di Dio
che il vostro figlio in croce sarà messo".
Maria quella parola non la resse:
"Aspetta Giovanni, insegnami la via".
San Giovanni la via gliela insegnò
davanti il suo figlio lo incontrò:
"Figlio da dove vieni da questa via
a me mi dai un crudele incubo
a me mi dai una spada al cuore".
"Giovanni, andiamo a casa dell'imperatore".
"Imperatore mio, (come) dolce conforto
un solo figlio tengo e me lo mandi a morte".
"Se non te ne vai di qua vecchia scrofa
a te con una fune alla gola ti devo legare!"
Maria Maddalena se ne andò
piangendo e lacrimando per la via.
"Donne se avete figli e ne crescete
sentirete un gran dolore se a me non mi credete".
"Figlio ti tengo avanti e non mi dici niente
tu vai come un cane sbigottito".
"Mamma lascia stare 'sto pianto e 'sto lamento
ché questa è la morte che devo fare".
"Figlio della tua morte cosa ci lasci?"
"Il sole e la luna tramonteranno
mondo con mondo si confronterà
e le pietre della strada si spacheranno.
Le pietre della via si spaccheranno
e io nel limbo mi calerò
e io nel limbo mi calerò
e tutte le anime giuste mi porterò".

L'Avemaria del gran lamento
beato chi la canta e chi la sente
chi la canta di giorno scansa la malinconia
chi la dice di notte scampa da mala morte
chi la dice confessandosi e comunicandosi
dalle pene dell'inferno è liberato
e chi la dice col vero cuore
guadagna il paradiso quando muore.





Don Vincenzo D'Aloja
 Li Misteri della Passione
di Gesù Cristo in prospettiva

Testo inedito tratto da Piccole poesie sacre di don Vincenzo D'Aloja (sacerdote valenzanese, 1743-1824), manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale di Bari - Fondo D'ADdosio, MS I 13. Vincenzo D'Aloja è l'autore anche delle Memorie storiche di Valenzano dalle origini sino ai primi del secolo XIX, pubblicate a cura dell'avvocato Giovanni D'Aloja nel 1916. Successivamente le Memorie furono ripubblicate a cura di Vito Caringella curando gli aspetti storici anche del XX secolo in Valenzano.




Cristo All'Orto
Cristo all'Orto suda sangue
tal che bagna ancora il suolo,
e riceve alfin consuolo
dal Celeste Messaggier.

Ei sospira, ei geme, ei langue
sol per te, o peccatore,
fin dall'Orto ogni tuo errore
ha presente al suo pensier.



Tradimento di Giuda
Giuda baccia Cristo, e fugge,
e le turbe con furore
legan forte il buon Signore,
qual famoso malfattor.

E 'l tuo cuore non si strugge,
e non piangi, o Uomo ingrato,
nel veder incatenato
della Vita il grande Autor?



Negazione di Pietro
Questo è Pietro, che ha negato
il Maestro in Casa d'Anna,
ove il gallo lo condanna
a un perpetuo lagrimar.

Quante volte hai spergiurato
peccator, con Pietro, e poi
non compiangi i falli tuoi,
non detesti il tuo peccar.



Flagellazione di Cristo
Ecco Cristo alla colonna,
ecco Cristo flagellato,
tutto pesto, e addolorato,
tutto immerso nel dolor.

Mira, o Uomo, guarda, o donna,
a che stato lagrimoso
hai ridotto il tuo pietoso
il divino tuo Signor.



Coronazione di spine
Questo è Cristo coronato,
di pungenti e amare spine,
che gli passano perfine
colle tempia e gl'occhi ancor.

Uom crudele, Uom spietato,
e non piangi a tanto orrore?
Dunque è spento nel tuo cuore
ogni senso di dolor.



Ecce Homo
Ecco l'Uomo, o Cristiano,
fatto opprobio delle genti,
caricato di tormenti,
dall'Ebrea crudeltà.

Pur tu solo, o Uom profano,
ed il nero tuo peccato
ave in guisa maltrattato
la più pura Santità.



Sentenza di Pilato
Di Giudea il Presidente
vuol, che Cristo in sua presenza
ascoltasse la sentenza,
che 'l condanna già a morir.

Questo ancor tu fai sovente,
o ingrato peccatore,
quando Cristo Redentore
tu posponi al tuo fallir.



La Veronica
Ecco impresso in questo velo
il bel volto del Signore,
fa che impresso nel tuo cuore
ei pur sia, o peccator.

Col più puro e santo zelo,
nell'uscire ei da Sionne
quelle buone, e sante donne
gl'additaro il gran dolor.



Cristo colla croce sulle spalle
Cristo abbraccia la sua croce,
e la porta infino a morte,
se la stringe al petto forte,
nè la lascia nel cader.

Colle opere e colla voce,
quante volte, o Uom ingrato,
ha tua croce al suol gittato,
non curando il tuo dover.



Cristo affisso in croce
Ecco morto il tuo Signore
sopra un duro, e infame legno
sol per darti un contrasegno
del suo forte e santo amor.

Non si spezza, o Uomo, il cuore
di tal morte al crudo aspetto?
Pur l'Ebreo percuote il petto,
già convinto dal dolor.



Cristo morto disteso nella bara
Ecco steso in questa bara
del tuo Dio il figlio eterno
che già vinse il nero inferno,
che 'l riscatto tuo compì.

Guarda, o Uomo, e poi impara
a temere il tuo Signore,
ad amare con tutto il cuore
chi per te tanto patì.



Maria Addolorata
Tien Maria trafitto il cuore
da una spada penetrante,
tal che indica al suo sembiante
la gran piena del dolor.

Quella spada, e quel dolore,
quelle lagrime dal ciglio
la rinovi, allorchè il figlio
tu maltratti, o peccator.



Sepolcro di Cristo
Ecco alfin la tomba amata,
che in sé chiuse, dopo morto,
sì che poi ne fù risorto,
il bel corpo di Gesù.

Quella tomba venerata,
che in sé tenne il Redentore,
seppellisca il nostro cuore,
per risorger poi lassù.






Fonti:
"La festa del dolore. La processione del Venerdì Santo a Valenzano", a cura di Lino Angiuli, Edizioni Di pagina, Bari, 2003.
Maria Abatecola e Anna Basile, 1975, all'epoca ottuagenarie. Da notare l'accentuata contaminazione tra dialetto e italiano: il ricorso dei dialettofoni alla lingua ufficiale, in genere, persegue lo scopo di conferire importanza alla propria espressione.