mercoledì 21 marzo 2012

L'Ultima Cena

L'Ultima Cena
Mistero n° 3


Proprietario: Fam. Lanera (1942).

Manufatto: Realizzato a Bari dal Maestro Salvatore Bruno nel 1970 e restaurato nel 2002, è ubicato presso l'abitazione dell'attuale proprietario in Adelfia (Ba). Nel 2011 è stata sostituita la base processionale, nel 2017 sono state modificate le sdanghe sotto la base.

Motivo della realizzazione: Devozione.

Gruppo: Gesù, al centro della Tavola e i Dodici Apostoli: Pietro e Giovanni rispettivamente a destra e sinistra del Signore, poi Andrea, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Giacomo il Minore, Giacomo il Maggiore, Matteo Levi, Giuda Taddeo, Simone lo Zelota e, ultimo in fondo a destra, Giuda Iscariota, che guarda da tutt'altra parte, con in mano il sacchetto dei trenta denari.
Nella scena si possono distinguere tre situazioni principali: l'annuncio del tradimento di Giuda (che causa lo sgomento e l'incredulità dei discepoli), l'istituzione della Santa Eucarestia e le ultime parole di Gesù (delle quali il Vangelo di Giovanni è stracolmo) con l'addio (meglio ancora, arrivederci) agli Apostoli.
Le pagnotte di pane, il calice in terracotta, le brocche e gli altri utensili donano un'aspetto verosimile a tutto il sacro gruppo.

Portatori: Sedici, otto avanti e otto dietro, due per sdanga, in abito grigio chiaro, camicia bianca e cravatta azzurra. Sono gli unici portatori a non vestire a lutto assieme a quelli della Lavanda dei Piedi. Fino al 2012 erano otto portatori, quattro avanti e quattro dietro, in abito grigio chiaro e cravatta dello stesso colore.

Ragazze al pizzo: Quattro, due per ogni lato, in tailleur celeste con velo bianco sul capo, con guanti bianchi. Nella mano libera reggono una candela.

Figuranti davanti al gruppo: Bambino, vestito con saio, che regge un calice, simboleggiando quello usato da Gesù durante l'Ultima Cena.

Riferimenti Evangelici: Vangelo di Matteo, 26, 17-35; Vangelo di Marco, 14, 12-31; Vangelo di Luca, 22, 7-38.
Mt 26, 17-30
Il primo giorno degli azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo la cena pasquale?» Egli disse: «Andate in città dal tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te, con i miei discepoli"». E i discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato e prepararono la Pasqua.
Quando fu sera, si mise a tavola con i dodici discepoli. Mentre mangiavano, disse: «In verità vi dico: Uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io, Signore?» Ma egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Certo, il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell'uomo se non fosse mai nato». E Giuda, il traditore, prese a dire: «Sono forse io, Maestro?» E Gesù a lui: «Lo hai detto».
Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».


Approfondimenti:
Mentre nel Cenacolo, quel Giovedì sera, gli Apostoli pensarono a celebrare la Pasqua ebraica, come memoriale del passaio dei loro avi dalla schiavitù alla libertà, Gesù rinnova questa tradizione e istituisce il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà della vita in Cristo. Giuda, che ha sempre visto Gesù come conquistatore di anime a causa del suo carisma, sperava che l'entrata in Gerusalemme di Cristo fosse il primo passo verso una rivolta atta a liberare Israele dal giogo di Roma. Ma notando che Gesù pensava a scacciare demoni e mercanti, guarire malati e impartire massime pacifiche, decise di forzare a mano.

La Lavanda dei Piedi

La Lavanda dei Piedi
Mistero n° 2 



Proprietario: Fam. Massari.

Manufatto: Realizzato a Lecce dal Maestro Santino Merico nel 2008.

Motivo della realizzazione: Devozione.

Gruppo: Gesù, in ginocchio, intento ad asciugare i piedi di Pietro. Pietro, seduto, non capisce ancora il gesto del Maestro, così come i tre Apostoli (presumibilmente Giovanni, Andrea e Giacomo), che guardano straniti dietro la scena.

Portatori: Sei, tre davanti e tre dietro, in abito nero, camicia bianca e cravatta celeste (per ricordare l'acqua che Cristo utilizzò nella Lavanda dei Piedi).

Ragazze al pizzo: Quattro, due per ogni lato, in tailleur celeste con velo bianco sul capo, con guanti bianchi. Nella mano libera reggono un bouquet degli stessi fiori utilizzati per addobbare il Mistero.

Figuranti davanti al gruppo: Bambina, con saio bianco e corona floreale sul capo. Regge una brocca per ricordare l'acqua versata sui piedi da Gesù degli Apostoli.

Riferimenti Evangelici: Vangelo di Giovanni, cap. 13, versetti 1-20
Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».


Approfondimenti:
Poco prima della Cena, gli Apostoli stavano discutendo su chi di loro dovesse sedersi accanto a Gesù. Gesù, però, si alza, si toglie le vesti, si cinge con un asciugatoio e, preso un catino, incoimncia a lavare i piedi degli Apostoli. Solo i servi svolgevano questo compito. Gesù dimostrò che ogni uomo deve farsi servo di un suo fratello, persino Egli stesso, il Signore e Maestro.